Una scossa,
un altro livello, un altro stile, un'altra dimensione per la politica italiana
- di Marco Zacchera
Ai
lettori delle diverse edizioni de IL PUNTO, Ancora un numero anomalo della
nostra newsletter che dalla prossima settimana riprenderà con la
solita veste. Sia questa solo una breve riflessione, ma ci tengo a farla
perché domani è l'anniversario di un giorno importante: 20
anni fa cadeva il "muro" di Berlino e per l'Europa, l'Italia e il mondo
- ma soprattutto per noi stessi - tutto, dopo, è stato diverso.
Ci riflettevo in questi giorni perché ho trascorso una breve vacanza
in un paese (Cuba) dove quel muro idealmente esiste ancora: l'unico quotidiano
è quasi divertente da leggere tanto sembra la parodia di "Lotta
Continua" che andava di moda da noi 30 anni fa, la gente si arrabatta coi
turisti e la borsa nera, il capitalismo è visto come il bengodi
e la ricchezza, il sistema sociale di base funziona ma per gli anziani
la pensione è di 10 euro al mese. A Cuba aspettano che muoia
Fidel (che magari è già morto) e sognano ancora (credo sempre
di meno) la vittoria della Rivoluzione. Ben diversa la situazione dei paesi
dell'ex Europa dell’Est che sono ormai del tutto europei e di cui hanno
assorbito il bene e il male, la libertà ma anche la crisi economica
e le speculazioni economiche.
Anche il pianeta Russia si è
evoluto, ma di fatto non c'è una vera libertà con un cambiamento
di pelle ma poco di sostanza. E noi, cittadini dell'Europa, a parte l’Euro
e l'economia, come siamo 20 anni dopo? Credo che dal punto di vista
ideologico chi come me da sempre si batteva sul fronte difficile dell'anticomunismo
sia corretto celebrare una vittoria morale, ma non c'è dubbio che
occorra una profonda riflessione. Alcuni aspetti - come la libertà
sempre più ampia, l'evolversi dei rapporti politici tra avversari
e non più tra nemici - si siano evoluti in maniera positiva, anche
se 20 anni dopo in Italia abbiamo ancora gruppi e partiti che si dichiarano
comunisti o che in casa PD siano, proprio in questi giorni, di fatto tornati
a comandare quelli che MAI hanno fatto una chiara autocritica su questi
aspetti e che daltronde sono gli allievi del PCI, i più anziani
addirittura ancora formati nell' ex URSS . Ma in fondo questi sono problemi
loro, ma noi - piuttosto - quelli che eravamo dall'altra parte ... "dentro"
che cosa ci è restato di quelle belle battaglie che a Destra
tanti anni fa combattevamo, certi di difendere - anche con l'anticomunismo
- la libertà della nostra Patria? Credo che ciascuno debba porsi
il problema e darsi una risposta intima e personale. C'è chi - appunto,
come me - ha proseguito un lungo cammino politico ed ha ricevuto molti
onori, chi se ne è andato guardando - secondo me - più
al passato che al futuro, chi si è riconvertito approfittando di
tante occasioni economicamente interessanti. Non sto parlando comunque
solo a chi ha seguito la strada del MSI poi AN poi PDL ma soprattutto alle
tantissime persone " di area" non apertamente schierate che però
soffrivano, votavano, condividevano nel loro intimo paure e speranze.
In questi giorni ho letto "Il Rervisionista"
di Pansa che in modo intelligente spiega perché, pur da uomo di
sinistra, lui abbia in qualche modo rivalutato anche la memoria dei perdenti
della guerra civile. Lui riscopre valori in persone che allora scelsero
strade difficili e giustamente si chiede perché invece la destra
si sia invece fermata su questo aspetto, come su tanti altri argomenti.
Ho cercato in me stesso una risposta e credo che principalmente sia quella
che molta gente a destra nella politica abbia perso il gusto alla competizione,
alla discussione tenace (cosa diversa dalla polemica quotidiana), al mettere
avanti scelte coraggiose rispetto al quieto vivere e ad un sostanziale
benessere. Per questo, quando ho capito che rischiavo di "accontentarmi",
io ho scelto la strada difficile di fare il sindaco della mia città
e l'ho fatto sapendo che significava prendersi addosso e in prima persona
un milione di rogne, ma che valeva la pena comunque di dimostrare che anche
la destra avrebbe potuto amministrare una città da sempre di sinistra
e questo era (ed è) per me una grande scommessa personale e di impegno.
Sono contento di questa scelta pur cosi' pesante dal punto di vista nervoso
e fisico perché mi sento rimesso in gioco e - nel concreto - pur
stretto da vincoli di bilancio, guai amministrativi e qualche boicottamento
cerco comunque di dimostrare che, con l'aiuto insostituibile dei
miei collaboratori, sia possibile dimostrare un cambiamento che sia anche
culturale, di scelta di campo e di uomini.
Ma anch'io vorrei che la politica
italiana più in generale si desse una scossa e risalisse su un altro
livello, un altro stile, un'altra dimensione. Possibile che siamo scesi
solo a livello delle veline o di Marrazzo? Possibile che più in
generale non si ritrovi più il gusto della scelta, della scommessa
culturale, della sfida a risolvere i problemi? Vanno bene le scelte tecniche,
gli equilibri amministrativi e nei partiti, ma perché ridursi ad
un modello solo virtuale di democrazia dove troppe cose sono filtrate con
sempre meno spazi per i cittadini di dire la loro e di contare sul serio?
Sono queste le domande che mi faccio 20 anni dopo la caduta del muro e
capisco che anche a sinistra, in tanti, si pongano gli stessi interrogativi.
Il fatto è che non è bastato vincere o contribuire a vincere
una battaglia ideologica: 20 anni dopo siamo ancora qui a chiederci (ma
forse questa in fondo è una fortuna) come si possa lasciare
un segno positivo, da piccoli o grandi protagonisti, nel veloce correre
dell'umanità.
Un saluto a tutti! Marco Zacchera
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