IL PUNTO
dell'onorevole Marco Zacchera
http://www.marcozacchera.it

 
N.388 del 12 gennaio2012

ADDIO A MONTECITORIO
Questa la sintesi, tratta dal verbale della seduta, del mio ultimo intervento alla Camera dei Deputati, mercoledì 11 gennaio
 
“Caro Presidente e onorevoli colleghi: è davvero con un po' di emozione che prendo per l'ultima volta la parola in quest'Aula, poi ci si è messa anche l'influenza a rendere la voce un po' rauca.

Sono diciotto anni di vita che ho trascorso in quest'Aula e cinque legislature, ma, in ottemperanza all'invito che ho ricevuto, ho optato appunto per l'incarico di sindaco della mia città e, quindi, devo lasciare la Camera dei deputati. 

Non vi nascondo che è una scelta sofferta, ma è meditata ed anche serena. 

Verbania è una piccola città ma è la mia città natale, un piccolo capoluogo di provincia dove il rapporto con il sindaco è diretto ed io - lo dico con orgoglio - sono stato il primo eletto di centrodestra dopo 64 anni di amministrazione di sinistra e per me queste cose contano ancora nella scelta di un incarico (Applausi)

Colleghi, vi lascio semplicemente con un invito: attenti, perché il Parlamento italiano, purtroppo, sta perdendo la propria credibilità nei confronti della gente. Per mesi e da mesi, siamo sottoposti ad una quotidiana ondata di insulti e di accuse di essere una «casta». Se a volte, purtroppo, è vero, e l'ho anche ammesso, oggi che vi lascio, vi dico che le cose che vengono lette e stampate, sovente, sono francamente eccessive, con forzature inaccettabili.

Colleghi, se anche qui dentro vi fossero state persone indegne, io vi dico che, in diciotto anni, ho conosciuto centinaia di persone perbene, che hanno onorato questo Parlamento (Applausi). 

Lo dico con orgoglio: centinaia di colleghi che hanno veramente a cuore la propria patria, gente che lavora e non si nasconde, che è veramente preoccupata per la comunità nazionale, che non viene qui soltanto per prendere lo stipendio. Così come ho conosciuto - e ringrazio - centinaia di collaboratori dipendenti della Camera, sicuramente seri e preparati, che saranno anche ben pagati, ma che, mediamente, sono molto, molto più preparati rispetto alla media dei dipendenti pubblici.

Concludendo, bisogna avere il coraggio e la determinazione di spiegare alla gente che la politica italiana può essere sì degenerata e che vanno colpiti gli sprechi, ma non tutto è da buttare, perché in quest'Aula, prima di tutto, vi è e deve restare la democrazia, che è la forza della nostra comunità nazionale (Applausi).

Nel lasciarvi, vi ringrazio per le tante amicizie vere, che sono nate e cresciute in questi anni, amicizie cresciute al di là di ogni opinione e gruppo politico, perché reciproche e fondate sempre sulla stima personale: tantissimi di voi sono diventati dei veri amici, così come tra chi ci preceduto. Lascio, quindi, la Camera con un po' di tristezza, anche perché è un po' assurda questa storia relativa all'incompatibilità, che al Senato è stata decisa in una maniera e qui alla Camera è stata decisa in un'altra (Applausi). 

Una volta di più, il Parlamento non ha fatto una bella figura. Ma le decisioni si accettano, è una questione di serietà, ma credo che sia legittimo, al più, esprimere un minimo di disagio.

Vi lascio, quindi, in amicizia e rivolgo un augurio a chi mi subentra. Sono cosciente di aver sempre cercato di svolgere il mio dovere con attenzione, impegno e passione, in Aula e in Commissione, quando mi avete nominato al Consiglio d'Europa e come presidente, per cinque anni, della delegazione italiana alla UEO. Soprattutto, sono cosciente di aver cercato di fare il deputato sempre in mezzo alla gente e continuerò a fare il sindaco nella mia città  gratuitamente, rinunciando fin da ora ad ogni indennità di carica, proprio perché credo che la politica vera debba essere prima di tutto un servizio alla comunità, e noi tutti dobbiamo contribuire in qualche modo a riscattarla.

Io credo che tutti i deputati, nella propria intima coscienza, continuino a sentirsi al servizio dell'Italia e così bisogna continuare a fare. Rivolgo, quindi, un saluto e, nella diversità dei ruoli che avremo in futuro, che Iddio protegga sempre la nostra Italia e illumini ciascuno di voi.

Caro Presidente e colleghi, vi saluto tutti, uno per uno (Applausi,  congratulazioni, molti deputati si levano in piedi).

Finisce così una parte importante della mia vita, ho scelto di sacrificare la mia carriera politica “nazionale” per la mia città - dove pur forse molti non capiranno le motivazioni della mia scelta - ma non avrei scelto di far politica a destra quarant'anni fa se avessi mai guardato a cosa convenisse di più e ho sempre cercato di non cambiare questa impostazione di vita, cosa che ho confermato anche questa volta.

Poiché molti me lo hanno chiesto (a proposito, un grazie ai tantissimi lettori che in diversi modi mi hanno contattato per commentare la mia scelta) confermo che comunque continuerò regolarmente a scrivere IL PUNTO.

 
LA MEMORIA DELLA DESTRA 
Sono stato lunedì scorso a Bergamo ai funerali di Mirko Tremaglia e non mi interessano le polemiche sull'assenza di Gianfranco Fini (che forse non ha ricordato completamente come nel 1987 - se divenne segretario nazionale del MSI-DN – lo fu anche grazie a Tremaglia), ma quello che mi ha stupito è stata l'assenza di molte persone che io spero veramente abbiano almeno ricordato con commozione vera, nel loro animo, la scomparsa di una persona controversa, ma che ha sicuramente scritto una pagina nella storia della destra italiana. 

Assistendo al funerale di Mirko, tra qualche saluto romano e troppa gente distratta, pochi colleghi parlamentari e tanti che forse sono stati assenti anche per la concomitanza delle feste natalizie, mi chiedevo quale sia il senso della “Destra” oggi in Italia e soprattutto notavo la tristezza di una lampante evidenza: in pochi anni è stata cancellata e distrutta - temo per sempre - quella che era una “comunità” politica che si era generazionalmente molto evoluta in AN rispetto al MSI-DN di una volta, ma aveva comunque mantenuto le caratteristiche di un movimento politico con dei segni visibili e  caratteristici.

Un radicamento territoriale, una continuità di spiriti, amicizie importanti e radicate, spirito di “correnti” e leader di riferimento, insomma un mondo umano importante  e che pur era quasi del tutto favorevole a dar vita ad una forza politica di centro-destra condizionante  la politica italiana. 

Quando Fini propose lo scioglimento di AN nel PDL tutti o quasi (ricordo l'opposizione di Roberto Menia) furono e fummo d'accordo, convinti di riuscire a trasformare FI in un nuovo PDL comune trasferendoci le nostre caratteristiche ma – al di là delle “norme di garanzia” del fatidico rapporto 70/30 – la sconfitta è stata cocente.

Ci si è poco amalgamati, non si è cresciuti dal punto di vista ideologico,la presenza di Berlusconi ha condizionato in tutto le scelte strategiche.

E' la cronaca di tutti i giorni a parlare e mi pare che pochi si interroghino sul futuro non intendendolo solo sul come salvare il proprio posto al sole o il proprio incarico ma sul piano dei contenuti.Per questo credo che sia importante “fare memoria” e per esempio non disperdere tutto quel patrimonio storico, documentale, politico che è stata Alleanza Nazionale nata formalmente a Fiuggi nel 1995 ma già ipotizzata negli anni precedenti e che ha avuto tutta una sua storia ed una sua dignità.

Mi auguro che la “Fondazione Alleanza Nazionale” in futuro non amministri allora solo ex sedi e proprietà immobiliari ma soprattutto si dedichi a documentare e preservare almeno la memoria di un percorso politico. Credo che un giorno sarà interessante studiare tutta l'evoluzione della politica italiana dopo il 1945 con la repentina chiusura della “prima repubblica” e magari tra 50 anni qualcuno si chiederà: “Ma perché quelli lì', che volevano tanto cambiare il mondo, perchè ad un certo punto – come i dinosauri – sono scomparsi dalla scena? 

O forse non finirà così, ma certamente questo dipenderà solo da ciascuno di noi.

UN SALUTO A TUTTI                                                                            MARCO ZACCHERA

LA RESA
N.382 del 13 novembre 2011

AL CAPOLINEA
Non so come finirà l’avventura di Monti e del suo imminente nuovo governo, se godrà di  una maggioranza “politica” o solo tecnica ma è evidente che – giunti a questo punto – ci sia poco altro da fare più che varare un governo che in qualche modo conduca il Paese fuori dalla tempesta. Una soluzione di fatto obbligata, ma comunque  una resa.
Una resa personale di Berlusconi, del centro-destra che pur vinse le elezioni del 2008, una resa del sistema bipolare, in generale una nuova resa della classe politica italiana,  replica del 1992 che anche allora sigillò il fallimento della prima repubblica.
Proprio dalla crisi di allora e da “tangentopoli” nacque la volontà di creare due schieramenti contrapposti che garantissero la stabilità anziché avere tanti partiti che si bacchettavano a vicenda con governi deboli e divisi ma che “costavano” mille compromessi, alla base – alla prova dei fatti – anche di quell’enorme debito pubblico che oggi ancora scontiamo.
Si doveva cambiare il sistema favorendo una alternanza democratica tra maggioranza ed opposizione ed infatti nel 2008 gli italiani ci avevano dato credito e voti. Tre anni dopo si è finiti spacchettati e rissosi, divisi in partiti, gruppi e sottogruppi con 156 parlamentari che solo in questi tre anni di legislatura hanno cambiato bandiera (ma c’è chi ne ha cambiate anche tre e perfino quattro..). 
Mese dopo mese si è sostenuto che il Paese avrebbe resistito e non è vero, ma lo è anche perché ad affogarlo sono state leggi finanziarie estranee alle nostre responsabilità e soprattutto perché sempre di più l'intera Europa e  soprattutto le nazioni più deboli sono diventate preda della speculazione internazionale, della finanza sfrenata, della mancanza di regole morali. Tutto è partito dalla crisi USA del 2008, non dimentichiamocelo, anche se oggi è l'Europa che paga buona parte del conto. 
Come posso non pensare che l’immagine di Monti – di per sé irreprensibile – non sia l’esatta rappresentazione di quei mercati virtuali che hanno portato alla resa di Berlusconi? Perchè un governo di “professori” sarà ottimo per fare accademia, ma lo aspetto alla prova dei fatti ricordando che la crisi economica di oggi non è colpa di Berlusconi, tanto è vero che il governo Monti dovrà attuare proprio le leggi finanziarie votate dal governo che si è dimesso ieri sera e che hanno ottenuto l'assenso del “terzo polo” e l'astensione del PD. 
Non è stato un voto obbligato solo per costringere Berlusconi ad andarsene, ma perché obbiettivamente non ci sono altre altre scelte da fare per tentare di salvare la baracca.

UN UOMO SOLO
Berlusconi se ne va è gli sputano addosso, ma proprio chi in passato – come su queste colonne – molte volte è stato critico ed inascoltato (anzi, pure criticato all'interno del PDL solo perchè cercava di ragionare un po'...) oggi proprio non gioisce, anzi, e trovo disgustosi lazzi e monetine. La sinistra festeggia perchè sa bene che Berlusconi è stato l'unico nel 1994 e nel 2001 e poi ancora nel 2008 a batterla, cosa che non andrebbe dimenticata. 
Tante volte, “fiutando” pasticci  e mentre intorno a me era un turibolare di lodi, mi veniva da pensare “Ma è' un re nudo?!” I fatti hanno purtroppo dimostrato che lo era sul serio  e se un difetto ha avuto Silvio è proprio di essersi circondato da una corte dei miracoli inadeguata e furbona che gli hanno fatto perdere anche il contatto con la gente. 
Tre anni fa aveva l'Italia ai suoi piedi, due anni fa il governo aveva agito bene (spazzatura a Napoli, l'Aquila, il salvataggio Alitalia) poi si è bloccato perchè al momento buono, quando si doveva spingere su riforme importanti, tutti gli hanno detto di no. Riflettiamo: non è stato tanto o solo Berlusconi a sbagliare quanto una certa Italia - e una buona parte della nostra classe politica - a non volere il cambiamento, a bloccare “l 'uomo del fare”. Certo, lui ha fatto di tutto per distruggere la propria immagine in Italia e all'estero (ma come ha fatto a farsi circondare dai Lele Mora di turno, a impegolarsi in vicende squallide, a lasciarsi così condizionare da una Magistratura che aspettava solo quello ?!) ma la sostanza è che a ogni riforma annunciata qualcuno diceva di “no” e tutto si fermava. 
Erano i sindacati o la Confindustria, le professioni o i magistrati, i baroni del profondo sud o gli infidi micro-alleati di governo: quante decisioni magari dolorose ma giuste sono state prese e corrette il giorno dopo, solo perchè davano fastidio a qualcuno? 
La verità è che in Italia si lamentano tutti, ma alla fine ciascuno difende i propri privilegi e questo sistema - che alla lunga non funziona - vale sempre però per la politica del giorno per giorno.
Certo, Monti avrà più facilità ad imporre sacrifici visto che situazione è disperata e soprattutto perchè non avrà direttamente un elettorato cui rispondere, ma questo modo di fare – lo dicevo all'inizio – è alla lunga il contrario della democrazia.
Un popolo che invoca i “tecnici” (come faceva secoli fa per i podestà) rinuncia ad avere propri rappresentanti che  rispondano al suo potere sovrano ed è per questo che le elezioni sarebbero la ricetta migliore, compatibilmente con la stabilità economica. 
E vedremo poi se quei poteri forti e quei partiti che oggi osannano Monti domani lo appoggeranno davvero se avrà il coraggio di impostare riforme vere e socialmente eque, perchè a imporre tasse e tagliare risorse in fondo sono bravi tutti.

FINI E COMPAGNIA
Poi c'è Fini, che ieri poteva gioire: l'odiato Berlusconi era finalmente crollato. Chissà  se Gianfranco non si sia però chiesto se lo sconfitto di ieri non fosse anche lui, l'uomo che avrebbe avuto la possibilità di diventare leader alternativo all'interno del centro-destra ed ha fallito in una stagione politica che forse non tornerà mai più. 
Fini ha voluto sciogliere AN quando non era indispensabile ed ha voluto un matrimonio nel PDL sciolto solo l'anno dopo: nel bene e nel male non conosceva forse già da 15 anni il Cavaliere? In compenso ha distrutto una classe dirigente cresciuta con lui, non ne sta costruendo un'altra e alla lunga verranno al pettine anche i conti di qualche suo collaboratore. 
Certo il “centro” diventa adesso  l'ago della bilancia e – soprattutto se si cambierà il sistema elettorale – tornerà determinante pencolando di qua e di là, dove meglio gli conviene. 
Ma Fini è credibile in questo centro politico, o è invece surclassato da Casini che in quel ruolo si esprime molto più coerentemente di lui?
Ma soprattutto - anche per responsabilità di Fini - il centro-destra è ora spaccato, astioso, diviso e non tanto o non solo tornerà all'opposizione quanto ha perso una occasione unica e storica per cambiare il paese. 
Non dimentichiamoci che la situazione è cominciata a crollare proprio il 14 dicembre dell'anno scorso quando Berlusconi, dopo la scissione finiana, resse all'assalto ma per continuare a governare (in fondo rispettando la volontà elettorale, mentre altri cambiavano bandiera) ha dovuto accordarsi con troppi mercenari avvitandosi in mille compromessi.

IL FUTURO
Quello che più mi angoscia in queste ore è vedere impotente il fallimento di una speranza politica che aveva trasformato una destra emarginata e nostalgica in una parte viva e rispettata del paese e che doveva, poteva ed avrebbe dovuto essere punto di riferimento di una politica più alta, più corretta, più onesta, più concreta dopo decenni di spartizioni partitiche e di tante ipocrisie. 
Una speranza nata grazie a Fini e Tatarella, ma anche grazie a Berlusconi, che è appassita in una sorta di culto della personalità che salvava le forme (e i posti in parlamento) ma man mano perdeva la sostanza e infine si frantumava proprio quando sarebbe stato il momento di affermarsi.
Sono stato un illuso, un sognatore sperando in tutto questo? Non lo so: in tanti anni di parlamento ho sempre cercato di fare il mio dovere, di convincere, di spiegare e tante volte sono stato emarginato come fossi un “grillo parlante”, ma l'ingloriosa fine ieri sera per Silvio Berlusconi mi dà la certezza di essere stato onesto anticipatore di molte cose, scegliendo con convinzione nel 2009 di fare il sindaco della mia piccola città proprio per giocarmi un'altra sfida dove potessi essere però più concreto protagonista visto che a Roma certi comportamenti non sono apprezzati. 
Non so ora cosa ci riserverà il futuro: la Lega furbescamente si smarca contando che stando all'opposizione potrà  recuperare i voti degli scontenti mentre tanti faranno la corte al “Terzo polo” sperando di ricuperare qualche strapuntino.
Non nascondo che mi sento molto in difficoltà a votare per un governo appoggiandolo insieme a Rosy Bindi o a quel troglodita politico di Di Pietro: si vedrà.
Ma lasciatemi sperare che dopo questa crisi chi resterà nel PDL voglia finalmente crederci e lo voglia costruire con altri uomini e altre convinzioni a cominciare dallo spirito di sacrificio che dovrebbe tornare ad essere una caratteristica della politica troppe volte diventata invece “casta” ingombrante e spocchiosa. 
Certo un mese fa pensavo seriamente di piantare lì Roma e chiudermi a Verbania, stasera mi chiedo invece se non ci sia più che mai bisogno di qualche testa in più che pensi, che non viva di salotti, ma lotti e si impegni trovando il tempo di spiegare  ai ragazzi che crescono che l'Italia ha sì 150 anni ma è - ancora una volta -  tutta da rifare nei cuori, nei princìpi, nelle coscienze.

 

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L'onorevole Marco Zacchera è un deputato del Pdl alla Camera 
e sindaco di Verbania, in Lombardia.  Per ulteriori informazioni 
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