BERLUSCONI
AL GOVERNO 18
febbraio 2012 - Ha dichiarato il presidente in una mail ai suoi sostenitori:
"Mi presenterò per il Parlamento, ma non mi candiderò
alla presidenza del Consiglio. Il Pdl ha eletto all'unanimità
come segretario un giovane bravissimo, Angelino Alfano, che ha 35 anni
meno di me. Tutta la mia generazione deve fare un passo indietro e lasciare
spazio ai più giovani. Io avrò un ruolo di padre fondatore.
Darò il mio contributo alla campagna elettorale quando la parentesi
del governo tecnico si chiuderà."
LA
SQUADRA DI MONTI È FATTA: SOLO TECNICI E TRE DONNE IN TRE MINISTERI
CHIAVE ROMA\ aise\ Mercoledì 16 Novembre
2011 14:11 - È arrivato puntuale al palazzo del Quirinale alle 11.30
di questa mattina il neoincaricato premier Mario Monti, che, dopo due giorni
di intense consultazioni con le forze politiche e le parti sociali, si
è recato dal presidente Napolitano per sciogliere la riserva sul
suo mandato. E, dopo due ore di serrato colloquio con il capo dello Stato,
ha presentato ai giornalisti la sua squadra di governo.
Ad introdurre Monti è stato
il segretario generale del Quirinale, Donato Marra, il quale ne ha comunicato
l'accettazione dell'incarico, annunciando che il giuramento del nuovo esecutivo
avrà luogo oggi alle ore 17 nelle Salone delle Feste al Palazzo
del Quirinale.
Poi è entrato in sala stampa
Mario Monti, che ha comunicato ai giornalisti la lista dei suoi ministri,
composta esclusivamente da tecnici, a partire dallo stesso Monti, che,
giurista e banchiere, ha comfermato le voci di questi ultimi giorni tenendo
per sè l'interim all'Economia e alle Finanze.
Ecco l'elenco dei ministeri con portafoglio
del governo Monti.
Il Ministero degli Affari Esteri
è andato a Giulio Terzi di Sant'Antagata, che rientrerà da
Washington, dove attualmente è di sede come Ambasciatore d'Italia.
Il Ministero dell'Interno ad Anna
Maria Cancellieri, 67 anni, prefetto di Genova e Catania, dove si trovò
a gestire l'emergenza ordine dopo la morte dell'agente Filippo Raciti durante
gli scontri tra forze dell'ordine e tifosi.
All'avvocato penalista e vicerettore
dell'Università Luiss "Guido Carli" della Confindustria Paola Severino
è stato assegnato il Ministero della Giustizia.
L'ammiraglio Giampaolo Di Paola,
attualmente presidente del comitato militare della Nato e già capo
di Stato maggiore della Difesa, sarà a capo del Minisero della Difesa.
Il Ministero dello Sviluppo Economico,
delle Infrastrutture e dei Trasporti sarà di Corrado Passera, 56
anni, attualmente amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che, ha annunciato
Monti, sarà poi affiancato da un certo numero di sottosegretari
per le diverse deleghe.
Ed ancora al Ministero delle Politiche
Agricole ci sarà Mario Catania, all'Ambiente Corrado Duini, al Lavoro
e Politiche Sociali Elsa Fornero, che avrà inoltre la delega alle
Pari Opportunità, alla Salute Renato Balducci, all'Istruzione, Università
e Ricerca Francesco Profumo e ai Beni e alle Attività Culturali,
Lorenzo Ornaghi.ne del Consiglio dei Ministri, il presidente Monti proporrà
la nomina di Antonio Catricalà a sottosegretario della Presidenza
del Consiglio dei Ministri e a segretario del Consiglio stesso.
Nella stessa riunione saranno proposte
le deleghe per i ministri senza portafoglio nominati oggi da Monti: Enzo
Moavero Milanesi agli Affari Europei, Piero Gnuvi al Turismo e allo Sport,
Fabrizio Barca alla Coesione Territoriale, Piero Giarta ai Rapporti con
il Parlamento e Andrea Riccardi alla Cooperazione Internazionale e all'Integrazione.
Terminata la lista Mario Monti ha
voluto subito precisare che la scelta di Passera per un unico super-ministero
risponde ad una "logica" ben precisa: "mettere più al centro le
iniziative coordinate per la crescita economica". La stessa, ha chiarito,
per cui ha scelto di mantenere egli stesso la guida di via XX Settembre.
Monti ha rivendicato anche la scelta
di tre donne alla guida di Ministeri di "grande rilievo", Interno, Giustizia
e Lavoro, ed ha parlato del suo come di "un governo innovativo in un momento
straordinario" sia per le difficoltà economia che il Paese sta attraversando
sia per i rapporti tesi tra le forze politiche. Il fatto poi che si tratti
di un governo tecnico e non politico sarà, per Monti, un punto di
forza della sua squadra. "Spero che governando bene e seriamente io e il
mio governo potremo dare un contributo al rasserenamento e alla coesione
della politica italiana", ha detto. La durata o, meglio, la "blindatura"
del governo, ha aggiunto rispondendo ai cronisti, dipenderà dalla
"capacità di agire incisivamente e spiegare ai cittadini e ai parlamentari
il significato e la portata della nostra azione". Solo così si potrà
arrivare al 2013.
Nessuna anticipazione sul programma
di governo, che sarà presentato subito alle Camere, a partire da
domani, con il primo appuntamento in Senato.
Infine un commento sui mercati e
su come reagiranno al nuovo assetto della politica italiana. "Abbiamo operato
in tempi brevi", ha detto, con "molta attenzione alla qualità delle
scelte" e "ci sentiamo sicuri di ciò che abbiamo fatto". Nei giorni
scorsi il presidente del Consiglio aveva "ottenuto molti segnali di incoraggiamento
dai partner europei e dal mondo internazione" ed ora Monti confida che
tutto questo possa tradursi in un "rasserenamento" dei mercati e in una
nuova fiducia verso il nostro Paese.
Un "grazie" alle forze politiche
e sociali per la "collaborazione" durante le consultazioni a palazzo Giustiniani,
nonché un "sentito ringraziamento" al presidente Napolitano per
"l'onore" riservatogli chiamandolo a ricoprire questo incarico e Mario
Monti è uscito dalla sala stampa, non prima di aver rivolto un "cordiale
saluto al presidente del Consiglio uscente, con rispetto e attenzione per
l'opera da lui compiuta". (r.a.\aise
Presidente
Berlusconi, l'Italia non è un Paese di Merda! di
Silvana Mangione - La Gente d’Italia - 2 settembre 2011 - Ho finalmente
capito perché l’attuale governo si oppone con tanta forza, tanta
persistenza e tanta reiterazione all’uso delle intercettazioni, che vengono
adoperate tranquillamente altrove, ivi compreso il tempio della protezione
della privacy, vale a dire gli Stati Uniti, in cui vivo. L’ho capito nel
momento in cui è diventata di dominio pubblico la registrazione
dell’insulto del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi,
secondo il quale: «L’Italia è un Paese di Merda!».
Per noi che all’estero cerchiamo di mantenere alta l’opinione del nostro
Paese malgrado i Rubygate, le continue accuse alla magistratura, la legiferazione
mediante decreti su cui viene posta la fiducia, la campagna acquisti di
deputati e senatori per reggere una maggioranza interessata, una dichiarazione
di questo genere non è soltanto sconvolgente, è del tutto
irrazionale e illogica, dato che proviene da una persona che ha tutti i
mezzi finanziari e un modo facilissimo di non doversi più occupare
del “Paese” che per lui è diventato (o è sempre stato? non
lo so) di “Merda”, del Paese che lo ha “nauseato”, ma del quale continua
a rimanere “Premier”, come dice lui, anche se premier non significa “Presidente
del Consiglio” all’italiana, ma Primo Ministro con pieni poteri all’inglese.
LEGGI
REFERENDUM
2011/ I VOTI DELLA RIPARTIZIONE CENTRO E NORD AMERICA ROMA\
aise\ Martedì 14 Giugno 2011 - È terminato nella notte lo
spoglio delle schede referendarie votate dagli italiani all’estero che,
come i connazionali in patria, hanno votato decisamente "sì" a tutti
e quattro i quesiti. Come anticipato ieri dal sottosegretario Mantica,
all’estero ha votato il 23,07% dei 3.300.496 aventi diritto. Nella ripartizione
Centro e Nord America gli elettori sono 313.573, ma ha votato soltanto
il 20%, la media più bassa delle quattro ripartizioni della circoscrizione
estero. Delle 62.682 persone che hanno votato, la maggior parte risiede
negli Usa (35.557) e in Canada (21.341); in 50, cioè il 2,58%, hanno
votato da Panama e nessuno dal Belize, dove risiedono 12 connazionali.
La percentuale più alta di votanti (39.02%) tocca al Guatemala,
dove hanno votato 1.115 persone.
REFERENDUM,
LA VITTORIA DEI “SÌ”, BERSANI: “DIVORZIO TRA GOVERNO E PAESE” (NoveColonne ATG) Roma – E’ stato
raggiunto il quorum per i quesiti referendari ed è stata una inequivocabile
vittoria dei ‘sì’ in tutti e quattro i casi. L’affluenza alle urne
si è attestata al 54,8%. Il 95,3% ha votato “sì” al primo
quesito sulla privatizzazione del servizio idrico; il 95,8% per il secondo
quesito sulla tariffa del servizio idrico; il 94,1% per il referendum sul
nucleare e il 94,6% per l’abrogazione del legittimo impedimento. “A parer
mio questo è stato un referendum sul divorzio e cioè sul
divorzio tra il governo e il paese” è stato il commento a caldo
del leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani secondo cui “il governo
è su una strada diversa da quella su cui viaggia il paese”. Nel
corso di una conferenza stampa il leader del Pd ha assicurato “l’impegno”
dei democratici sui temi legati ai referendum: “Adesso tocca a noi dare
risposte positive – ha detto Bersani - noi siamo pronti a proporre ed esprimere
un altro programma di politica energetica che faccia a meno del piano nucleare
del governo e siamo pronti a discutere una proposta di legge che abbiamo
già presentato sulla gestione dell’acqua”. Si tratta di “un
risultato straordinario” secondo il leader dell’Italia dei Valori Antonio
Di Pietro che spiega: “Indipendentemente dal colore politico io ho detto
di andare a votare. Questo non è un referendum che deve servire
a dare la spallata al governo. La spallata si dà proponendo noi
un’alternativa. Chiede le dimissioni di Berlusconi il vicepresidente di
Futuro e Libertà Italo Bocchino: "Il risultato dei referendum parla
chiaro e rappresenta una ulteriore e sonora bocciatura di Berlusconi. Ha
vinto la partecipazione libera dei cittadini contro l’arroganza di un governo
che vuol tirare a campare grazie agli Scilipoti di turno. Gli italiani
non hanno gradito l'autoribaltone messo in campo da Berlusconi e stanno
dimostrando che ormai l'asse Pdl-Lega è minoritario nel Paese”.
“La strada maestra – sottolinea Bocchino - sarebbe l’abbandono dell'accanimento
terapeutico da parte del governo con dimissioni utili a chiarire il quadro
politico”.
ELEZIONI,
IL CENTROSINISTRA CONQUISTA MILANO E NAPOLI (NoveColonne ATG) Roma - La
sconfitta nei ballottaggi delle forze politiche che appoggiano il governo
è netta e non viene messa in discussione dai vertici della maggioranza,
che però si affrettano a chiarire che il risultato uscito dalle
urne non avrà nessuna conseguenza sull’esecutivo guidato da Silvio
Berlusconi. “Non siamo alla fine di Berlusconi o del berlusconismo, né
del governo”, riassume il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Il
centrosinistra vince a Milano e Napoli, ma anche, tra le altre città,
a Trieste, Cagliari, Grosseto, nella province di Mantova e Pavia, strappando
anche il Comune di Novara al centrodestra. Il sindaco leghista di Varese
Attilio Fontana viene riconfermato col 53,9% (il centrosinistra con Luisa
Oprandi ha ottenuto comunque un ottimo risultato: partiva dal 30,2% del
primo turno), e il centrodestra passa anche a Cosenza e nella provincia
di Vercelli, anche se con uno scarto ridotto (Carlo Riva Vercellotti vince
con il 50,9% contro Luigi Bobba che si ferma al 49,09%). Infine due luoghi
simbolo come Gallarate (molto cara alla Lega) e Arcore (sede di una delle
residenze del premier) cambiano amministrazione e passano al centrosinistra.
Dal Pd il primo commento del segretario Pier Luigi Bersani, parafrasando
l’analisi fatta dai vertici del Pdl all’indomani del primo turno, è
ironico: “Abbiamo pareggiato 4 a 0”. Poi, in una conferenza stampa nella
sede romana del partito, Bersani ha sottolineato che “il governo non ha
più la maggioranza nel Paese” e ha chiesto “a Berlusconi e al centrodestra
di riflettere e prendersi le responsabilità di non arroccarsi e
di non impedire che si apra una stagione nuova”. Per il Pd, ha ricordato
Bersani, “la strada maestra sono le elezioni” ma i democratici sono “pronti
a considerare percorsi che consentano l'approvazione di una nuova legge
elettorale” perché “sarebbe meglio andare a votare con una nuova
legge elettorale”. E guardando avanti al voto e alle future alleanze, Bersani
ha riproposto anche lo schema da lui disegnato da tempo, rivolgendosi “a
tutte quelle forze politiche e sociali che sono disposte ad una fase di
ricostruzione dopo 15 anni di populismo berlusconiano. Partiamo dal centrosinistra
ma un centrosinistra che non chiuda le porte a chi guarda oltre il berlusconismo”.
ELEZIONI,
BERSANI: OBIETTIVO E’ MANDARE A CASA BERLUSCONI (NoveColonne ATG) Roma - “Abbiamo
smacchiato il giaguaro”. Sceglie una delle metafore da lui tanto amate
e l’autoironia, facendo la parodia di se stesso nell’imitazione di Maurizio
Crozza, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani per dare
l’immagine della sconfitta che i ballottaggi segnano per il governo guidato
da Silvio Berlusconi. Parlando davanti a una folla di militanti ed elettori
festanti che gremivano piazza del Pantheon a Roma, Bersani ha sottolineato
che il centrosinistra ha vinto perché è il popolo delle primarie,
“non siamo quelli dell’uomo solo al comando”. Dal palco della festa che
il centrosinistra ha organizzato al centro di Roma, Bersani (che per buona
parte del suo discorso è stato affiancato da Romano Prodi, acclamato
più volte dalla piazza) ha voluto ribadire di essere consapevole
delle “responsabilità che abbiamo di fronte e abbiamo le nostra
proposte, ci mettiamo al servizio della costruzione di un vero centrosinistra
perché dobbiamo alzare un sogno che abbia le gambe per camminare”.
Bene festeggiare quindi, ma attenti a non rilassarsi troppo, perché
l’obiettivo è “mandare a casa Berlusconi” ma anche “uscire dalla
malattia, far uscire dalle vene le tossine che hanno avvelenato il Paese”.
Il segretario del Pd ha poi ricordato che il centrosinistra ha vinto “in
66 città di oltre quindicimila abitanti” e a un confronto con le
amministrative del 2006, “quando ottenemmo grandi successi” (i Comuni conquistati
allora furono 55), quello ottenuto è “un risultato stravolgente”.
Bersani aveva sottolineato anche che “il governo non ha più la maggioranza
nel Paese” e aveva chiesto “a Berlusconi e al centrodestra di riflettere
e prendersi le responsabilità di non arroccarsi e di non impedire
che si apra una stagione nuova”. La strada maestra, aveva ribadito, sono
le elezioni ma il Pd è pronto anche a considerare l’ipotesi di un
esecutivo che abbia come obiettivo la riforma elettorale. Quanto alle alleanze,
la linea resta quella tracciata da tempo: il Pd si rivolge “a tutte quelle
forze politiche e sociali che sono disposte ad una fase di ricostruzione
dopo 15 anni di populismo berlusconiano – ha ribadito Bersani -.Partiamo
dal centrosinistra ma un centrosinistra che non chiuda le porte a chi guarda
oltre il berlusconismo”, tenendo ben presente inoltre che “in queste elezioni
si è mossa un’esigenza civica” e che per guardare oltre Berlusconi
non serve “un’alchimia politicista ma bisogna affermare l’esigenza di una
ricostruzione democratica e sociale del Paese”.
Silvio
Berlusconi e le toghe rosse - di Ricky Filosa
Italia chiama Italia - Tue, 22 Mar
2011 - 'Questi magistrati che piangono miseria e mancanza di finanziamenti,
si rendono conto di offendere la nostra intelligenza? Ci siamo stancati
tutti di questa giustizia a senso unico, sempre anti-Cav' Ieri
il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non si è presentato
al tribunale di Milano, per il processo Mills. Il premier era impegnato
in un Consiglio dei ministri straordinario per la questione libica. Al
palazzo di Giustizia si è presentato Nicolò Ghedini, l'avvocato
di Berlusconi - e deputato PdL - che è stato accolto dagli applausi
di un gruppo di "cittadini liberi" - così si sono definiti - stanchi
di questa guerra della magistratura nei confronti del Cavaliere, "solo"
del Cavaliere.
Un centinaio fra donne, uomini, giovani
e meno giovani, hanno applaudito Ghedini al suo arrivo, come significativa
manifestazione di vicinanza al premier e a chi è impegnato a difenderlo.
Oggi leggiamo sui giornali che sono
intervenuti i carabinieri a disperdere i disturbatori della quiete e della
solennità di quegli uffici, famosi per il protagonismo ciarliero
dei residenti pagati, mentre apprendiamo contestualmente dell'eccesso di
zelo della signora Boccassini, che ha voluto usare, anzi, abusare ancora
una volta delle risorse dello Stato per verificare la presenza del premier
in Francia la notte della telefonata in questura.
Due commenti rapidi: questi magistrati
che piangono miseria e mancanza di finanziamenti, si rendono conto di offendere
la nostra intelligenza? E ancora: le notizie, tutte vere, della protervia
con cui si cerca la pistola fumante in un reato che non c'è e che
non ha vittime, non possono arrivare a produrre l'effetto opposto, di una
rivolta popolare, invece che contro il Cavaliere, contro la dittatura di
un potere che travalica il suo ruolo e distorce il senso comune di una
giustizia riparatrice di torti e non costruttrice di indizi? CONTINUA
FEDERALISMO,
LO STOP DI NAPOLITANO: ORA IL PASSAGGIO ALLE CAMERE (NoveColonne ATG) Roma - Sul Federalismo
c’è lo stop di Napolitano. Dopo la bocciatura in commissione bicamerale
e il successivo decreto approvato in fretta e furia in un Consiglio dei
ministri straordinario convocato per riparare alla sconfitta in Parlamento,
il Presidente della Repubblica ha risposto negativamente alla richiesta
di emanazione del decreto legislativo in materia di federalismo fiscale
municipale. “Non sussistono le condizioni”, ha spiegato il Capo dello Stato,
“non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l'esercizio
della delega previsto dai commi 3 e 4 dall'art. 2 della legge n. 42 del
2009 che sanciscono l'obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima
di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità
dagli orientamenti parlamentari”. Nella lettera inviata al presidente del
Consiglio, quindi, Napolitano afferma “di non poter ricevere, a garanzia
della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza,
il decreto approvato” dal governo. Di “un atto ineccepibile che blocca
una norma illegittima” parla la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro,
che sottolinea come “una maggioranza e un governo che arrivano ad ignorare
le più elementari regole istituzionali solo per rispondere ai ricatti
della Lega sono dovute arrivare all'ennesima e vergognosa brutta figura”.
Commentando quanto avvenuto rispetto al decreto sul federalismo fiscale
municipale, il leader dell’Idv Antonio di Pietro torna a chiedere l’immediato
scioglimento delle Camere perché ormai “abbiamo la prova provata
che il Paese si sta avviando verso un pericoloso regime”. “Se Berlusconi
non viene fermato in tempo – sostiene Di Pietro - e ci auguriamo che si
dimetta, questo processo sarà irreversibile e peserà come
un macigno sul futuro economico, politico, sociale e morale dell'Italia.
Per il bene del Paese si restituisca subito la parola ai cittadini”. A
nome del Terzo Polo, Linda Lanzillotta dell'Api sottolinea che “il presidente
Napolitano non poteva non rifiutare di apporre la sua firma sotto il decreto
sul federalismo municipale palesemente illegittimo perché adottato
nel disprezzo della legge e dei regolamenti parlamentari e con un atto
di insopportabile arroganza”. “Ora il governo ricominci da capo – prosegue
Lanzillotta - e segua il percorso che, in modo chiaro e lineare, indica
la legge delega n. 42. Per questo, sarebbe saggio accettare la nostra proposta
di inserire nel Milleproroghe un rinvio del termine della delega sul federalismo”.
Secondo Fabio Granata di Fli, “per riformare e modernizzare l'Italia, occorre
aprire una pagina nuova e costituente nella quale la Lega può essere
protagonista, insieme a noi e alle altre forze politiche, ma Berlusconi
deve fare un passo indietro e non paralizzare l'Italia”. Dall’Udc, infine,
arriva la richiesta di dimissioni da parte del presidente della commissione
bicamerale sul Federalismo: “Enrico La Loggia si dimetta perché
non ha garantito la corretta applicazione della legge delega sul federalismo
fiscale piegandosi all'interesse di parte a danno di quello generale'',
sostengono il presidente dei senatori centristi, Gianpiero D'Alia, e il
vicecapogruppo a Montecitorio Gian Luca Galletti.
GOVERNO
BERLUSCONI, FIDUCIA ALLA CAMERA CON TRE VOTI DI SCARTO Il presidente Fini esce dall'Aula
scortato dai commessi (GRTV) 14 dicembre 2010 – Il governo
Berlusconi ottiene la fiducia con soli tre voti di scarto alla Camera di
deputati. Determinanti vengono considerati i voti di Massimo Calearo, Bruno
Cesario e Domenico Scilipoti, i tre deputati del “Movimento di responsabilità
nazionale”. Un suo peso, tuttavia, lo hanno avuto anche il non voto di
Silvano Moffa (Fli), che pure era presente in Aula ma non ha risposto a
nessuna delle due chiamate e quello di Antonio Gaglione, ex Pd ed oggi
'Noi Sud' che a Montecitorio non si è visto. Ovviamente determinanti
anche i voti di Catia Polidori e di Maria Grazia Siliquini, entrambe di
Fli, che alla fine hanno deciso di votare contro le mozioni di sfiducia.
Il presidente della Camera Gianfranco
Fini è uscito dall’Aula accompagnato da un cordone di commessi,
mentre in Aula sono scoppiati i festeggiamenti con tanto di bandiere tricolore
sui banchi del Pdl e, con alcuni deputati che a Fini hanno urlato: “Dimettiti
coglionazzo”.
Il Senato, in precedenza, aveva approvato
la fiducia con 162 voti a favore, 135 contrari. Sono risultati assenti
11 senatori.
I COMMENTI. “La vittoria numerica
di Berlusconi é evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor
più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco
di tre esponenti di Futuro e Libertà. Che Berlusconi non possa dire
di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane”.
Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini.
“Quella di oggi è la vittoria
del primo tempo di una partita, ora il premier ha detto anche ieri al Senato
che intende allargare la maggioranza e bisogna vedere come andrà
questa operazione perché altrimenti é meglio andare al voto”.
Lo ha detto il ministro Roberto Maroni parlando con i cronisti alla Camera.
“Non cambia nulla il Governo non
ce la fa. La crisi politica esce drammatizzata”. E’ stato il commento del
segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
FINI, DA PREMIER VITTORIA NUMERICA
VEDREMO SE POLITICA - "La vittoria numerica di Berlusconi é
evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla
disinteressata folgorazione sulla Via di Damasco di tre esponenti di Futuro
e Libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in
termini politici sarà chiaro in poche settimane". Lo afferma il
presidente della Camera Gianfranco Fini.
MARONI, O SI ALLARGA MAGGIORANZA
O VOTO - Quella di oggi è la vittoria del "primo tempo" di una
partita, ora il premier "ha detto anche ieri al Senato che intende allargare
la maggioranza" e bisogna vedere come andrà questa operazione perché
altrimenti "é meglio andare al voto" perché tutto bisogna
fare tranne che "replicare la pessima esperienza del governo Prodi". Lo
ha detto il ministro Roberto Maroni parlando con i cronisti alla Camera.(ANSA).
BERSANI, NON CAMBIA NULLA, NON
CE LA FA - "Non cambia nulla il Governo non ce la fa. La crisi politica
esce drammatizzata". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani
commenta la fiducia ottenuta dal Governo. Bersani rivendica l'impegno del
Pd per tentare di far cadere il Governo: "abbiamo ottenuto il massimo in
questo momento". Il leader Pd respinge anche ipotetiche accuse di aver
sbagliato a seguire Fini e Casini: "non vedo lo sbaglio, la maggioranza
aveva 60-70 voti di vantaggio e ora ne ha solo tre".
D'ALEMA, GOVERNO VINCE PER 3-4
VOTI COMPRATI - "Un episodio abbastanza vergognoso nella storia parlamentare.
In sostanza il Governo vince per 3-4 voti comprati, alcuni in modo palese
altri meno". Massimo D'Alema commenta l'esito del voto di fiducia al Governo.
"314 voti raccattati in questo modo - sostiene D'Alema - non sono la base
per governare il paese. Temo che il voto sia più vicino". Alla domanda
se dal passaggio parlamentare ne escono male i finiani, il presidente del
Copasir risponde: "Ne esce male il paese".
RUTELLI, BERLUSCONI SALVATO DA
2 DIPIETRISTI - "Il presidente del consiglio si è aggrappato
al voto di due di pietristi che fino a ieri gettavano sacchi di immondizia
sui banchi del governo e oggi votano per lui così come sui voti
di altri transfughi del centrosinistra, per afferrare per pochi voti una
maggioranza parlamentare". Lo ha detto allo Speciale TgLA7 il leader dell'Api
Francesco Rutelli. "Oggi dovrebbe iniziare - aggiunge Rutelli - un governo
di larga convergenza perché la situazione dell'economia e del lavoro
lo impongono e se non vi fossero le condizioni sarebbe meglio andare a
votare. Con una maggioranza di cento voti in più questo governo
non ha fatto nessuna riforma significativa, figuriamoci adesso. Il ciclo
di Berlusconi - conclude - è finito, perché Fini non gli
ha dato la fiducia".
BOCCHINO, E MO' CHE CI FA BERLUSCONI
CON LA FIDUCIA? - "C'é un governo solido, una maggioranza ampia,
che sicuramente riuscirà a mettere in pratica il programma nell'interesse
degli italiani". Usa l'arma dell'ironia, il capogruppo di Fli Italo Bocchino,
uscendo dall'Aula al termine del voto di fiducia, che ha visto il governo
prevalere. Poi cita Togliatti. "Quando Pajetta occupò la prefettura
contro Scelba, Togliatti gli disse: bravo, ora che ci fai? Ecco, a Berlusconi
bisogna dire: e mò che hai preso la fiducia per tre voti in più,
che ci fai?".
CONSOLO (FLI), RISPETTO VOTO, ORA
SERVE GUIDA SICURA - "Bisogna rispettare il voto, perché queste
sono le regole della democrazia". E' il commento del finiano Giuseppe Consolo
al risultato della votazione con cui la Camera ha respinto la sfiducia
al governo. "Mi auguro nell'interesse dei cittadini - aggiunge Consolo
- che si riesca a guidare nel migliore dei modi questo Paese, che ha bisogno
di opere compiute e non di chiacchiere".
PISANU, BENE FIDUCIA MA 'DEL DOMAN
NON V'E' CERTEZZA' - "La fiducia è una buona cosa, ma le maggiori
difficoltà cominciano adesso. Comunque, almeno per ora, "chi vuol
esser lieto sia, del doman non v'è certezza". Lo dice, interpellato
dall'Ansa sull'esito del voto di fiducia al governo alle Camere, il presidente
della Commissione Antimafia Giuseppe Pisanu.
FRATTINI, IN FLI PERSONE ONESTE
- "Noi lo pensiamo e lo speriamo". Alla videochat del Tg1 il ministro degli
esteri Franco Frattini risponde così a una domanda su un eventuale
"ritorno all'ovile dei finiani. E precisa che dentro il Fli vi sono "persone
oneste " che hanno deciso di seguire Gianfranco Fini per convinzione.
CICCHITTO, FALLITO DISEGNO DEL
RIBALTONE - "E' fallito il disegno del ribaltone nei confronti di Berlusconi".
Così il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha commentato
l'esito del voto di fiducia a Montecitorio. "Abbiamo visto che una parte
del Fli condivideva questo disegno - ha detto Cicchitto uscendo dall'aula
- tanto è vero che l'intervento di Italo Bocchino non si è
distinto per nulla da quelli della sinistra. Però nel Fli si sono
aperte delle contraddizioni destinate ad accentuarsi, e quindi questo disegno
di destabilizzazione è fallito". "Dopo di che - ha aggiunto - è
evidente che affronteremo i problemi politici conseguenti, però
il primo risultato è stato raggiunto".
SACCONI, ORA LAVORARE PER ALLARGARE
MAGGIORANZA - "Ora dobbiamo lavorare per allargare la maggioranza".
Così il ministro Maurizio Sacconi, uscendo dall'aula di Montecitorio,
ha commentato l'esito del voto di fiducia alla Camera. Ora - ha proseguito
- dobbiamo anche impegnarci a costruire il Ppe nella dimensione italiana,
quindi non solo un allargamento della maggioranza, ma anche l'irrobustimento
dell'area moderata in Italia".
LA RUSSA, E' FALLITO IL LORO ASSALTO
- "Non siamo noi ad avercela fatta, sono loro che hanno fallito con il
loro assalto". Così Ignazio La Russa, ministro della Difesa e coordinatore
del Pdl, ha commentato l'esito del voto di fiducia alla Camera. "Non siamo
stati noi a chiedere questa prova di forza, questo braccio di ferro - ha
proseguito La Russa - a mettere Roma a ferro e fuoco, a bloccare il Governo
per un mese. E' qualcun altro che ha deciso di dare vita a questa pagliacciata,
che era questo tentativo di far cadere il Governo sottraendo voti legittimi
del Pdl. Sono loro che hanno vissuto una incredibile sconfitta". Ad una
domanda sulle eventuali dimissioni del presidente della Camera Fini, La
Russa ha replicato: "E' un problema suo. Io credo - ha aggiunto - che una
cosa voleva Fini, giocando anche dal suo scranno, è cioé
che si dimettesse il Governo. Ma sono stati sconfitti. Io non ho soddisfazione
per la vittoria bensì per il fatto che si è dimostrato che
hanno anche strategie sbagliate. Ora accadrà che chi voleva che
il Governo cadesse - ha concluso - se lo ritroverà più unito
e più in carica di prima".
STORACE, SGOMINATA LA COSCA DI
MONTECITORIO - "La cosca di Montecarlo individuata e sgominata a Montecitorio.
Il 14 dicembre 1987 l'inizio di Fini, il 14 dicembre 2010 la fine di Fini".
Lo affermato in una nota Francesco Storace segretario nazionale della "Destra".
FLI
RITIRA I SUOI RAPPRESENTANTI DAL GOVERNO, DOMANI SCHIFANI E FINI DA NAPOLITANO Pdl: "Si sta consumando il tradimendo" (GRTV) 15 novembre 2010 – Futuro
e Libertà per l’Italia (Fli), il partito che fa capo a Gianfranco
Fini, ha ritirato la sua delegazione dal governo. Le lettere di dimissioni
irrevocabili sono state firmate dal vice ministro, Adolfo Urso, dal ministro
Andrea Ronchi e dai sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia.
Intorno alle ore 13 di oggi sono state spedite dalle rispettive segreterie
e sono arrivate sul tavolo del presidente del Consiglio. I gruppi parlamentari
di Fli, hanno sottolineato in una nota i capigruppo di Senato e Camera
Pasquale Viespoli e Italo Bocchino, evidenziano il “venir meno del rapporto
fiduciario nei confronti del governo”, ma assicurano il sostegno alla manovra
finanziaria. Nel caso di un ritorno alle urne, i “futuristi”puntano ad
un’altra coalizione di centrodestra aperta a Udc, Api ed Mpa, ha spiegato
il portavoce di Fli Urso. Quanto poi all'ipotesi di un accordo con la sinistra
per un governo di responsabilità, il vice ministro dimissionario
ha detto: “Se la nostra proposta di realizzare un nuovo governo con una
nuova maggioranza aperta all’Udc non si dovesse realizzare ci rivolgeremo
a tutti coloro che sono interessati a una riforma elettorale e a un sistema
che consenta agli italiani di scegliere in modo tale da garantire la governabilità”.
Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha convocato per domani il Gianfranco Fini e Renato Schifani.
Con i presidenti di Camera e Senato, il capo dello Stato cercherà
di fare il punto della situazione politica alla luce dell’uscita dei finiani
dall’esecutivo.
“Con il ritiro della delegazione
Fli dal governo si sta consumando il tradimento”, ha detto il ministro
del Welfare, Maurizio Sacconi, mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo del
Pdl alla Camera, ha parlato di “grave errore politico” di Fli. Nel frattempo,
il presidente del Consiglio, Berlusconi, allo scopo di valutare la situazione,
incontrerà ad Arcore i vertici della Lega Nord ed i coordinatori
del Pdl.
IL
PREDELLINO/ IL SARKOBERLUSCONISMO COME MODELLO PER UNA DESTRA EUROPEA -
DI
ANDREA VERDE ROMA\ aise\ - 05/11/2010 - "Nel 2008
il politologo francese Pierre Musso coniò un neologismo destinato
a restare negli annali; il sarkoberlusconismo. L’analisi di Musso tende
a riscontrare tutte le similitudini tra i due statisti. Nel 2007 Berlusconi
affermò che "i discorsi di Sarkozy, in alcuni punti, sono ispirati
dai miei libri", mentre il leader francese dei Verdi, Daniel Cohen Bendit
denunciava che "Sarkozy e Berlusconi hanno la stessa visione della società
e lo stesso modo di comunicare". Tutti e due di destra, grandi seduttori,
abili comunicatori, sono le bestie nere dei salotti radical-chic. Economicamente
si ispirano al liberalismo, venerano l'efficienza e sono incompatibili
con i vecchi modelli di partitocrazia". Andrea Verde, del Pdl Francia,
analizza le analogie tra i due leader in questo articolo pubblicato oggi
su "Il predellino", quotidiano online del Popolo delle libertà.
"Il feeling tra i due ha permesso
di creare un nuovo asse italo-francese ed ha ridato slancio alle relazioni
tra i due Paesi. Come sono lontani i tempi di Chirac, quando l’Italia veniva
vista con sospetto e quando a Vittorio Sgarbi venne impedito di presenziare
alla Fiera del Libro di Parigi!
Sempre secondo Musso "il sarkoberlusconismo
è una forma di americanismo latino, plastico, capace di adattarsi
a realtà nazionali diverse. Questo nuovo modello politico neoliberale,
euro-mediteranneo, di tipo bonapartista, unisce l’autorità dello
stato, la reverenza al cattolicesimo e il rispetto dei valori aziendali".
Il primo segnale del feeling tra
i due Presidenti lo si è visto durante la Presidenza francese dell’Ue,
quando scoppiò la crisi Georgiana. Silvio Berlusconi, forte della
sua amicizia con Vladimir Putin, si adoperò per far prevalere il
buon senso, scongiurando lo scoppio di una guerra .
Fondamentale anche l'appoggio italiano
alla stesura del trattato europeo sul clima, che costituì il più
grande successo della Presidenza francese, grazie al quale saranno ridotte
del 20% le emissioni dei gas serra entro il 2020. In seguito sono venuti
gli accordi sull’energia, con l’alleanza tra le controllate di Stato, Edf
ed Enel, per la costruzione di quattro centrali sul suolo italiano entro
il 2020.
E ancora l’intesa nel settore ferroviario
con la progettazione della Torino-Lione. Ma la solidità dell'asse
tra Roma e Parigi si è notata sulla vicenda dei Rom. Il commissario
europeo della giustizia, la lussemburghese Vivianne Reding, ebbe parole
molto dure contro la Francia e chiese un intervento della commissione.
Prontamente Silvio Berlusconi si
schierò con la Francia, sventando sul nascere eventuali provvedimenti
dell’UE, ed in seguito, i ministri Ronchi e Lellouche hanno chiesto un’immediata
riunione dei ministri degli esteri dei 27 Paesi membri per parlare dei
problemi della sicurezza e della circolazione dei cittadini negli spazi
comunitari.
Berlusconi e Sarkozy sanno benissimo
che l’insicurezza favorisce la xenofobia e la crescita dell'estrema destra,
ragion per cui intendono dare, ad un’opinione pubblica inquieta, risposte
chiare e convincenti.
Berlusconi guarda con interesse al
semi-presidenzialismo francese che prevede l’elezione diretta del capo
dello Stato, mentre Sarkozy, in privato, ha dichiarato di essere rimasto
molto colpito dalla capacità del Cavaliere di trasformare la destra
"post-fascista", impresentabile in Europa, in destra europea e sono in
molti a scommettere che l’alleanza tra i due Presidenti permetterà
di scrivere nuove pagine per il cammino dell’Europa". (aise)
ANCHE
IL SENATO VOTA LA FIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI ROMA\ aise\ - Con 174 voti a favore
e 129 contrari l'Assemblea di Palazzo Madama ha confermato la fiducia al
Governo Berlusconi, al termine di un’altra lunga giornata iniziata con
l’intervento del Premier, le dichiarazioni di voto e la replica di Berlusconi.
Dopo il voto della Camera, ieri,
oggi i senatori hanno confermato la fiducia all’Esecutivo: anche in questa
sede Berlusconi ha ricordato i suoi "cinque punti" programmatici alla base
del suo "disegno riformatore": il federalismo fiscale, la riforma tributaria,
la riforma della giustizia, la sicurezza dei cittadini e l'immigrazione
e, infine, il piano per il Sud.
Cinque i senatori di Futuro e Libertà
intervenuti al dibattito - Valditara, Contini, Saia, Menardi e Baldassarri
– poi ringraziati dal Premier "per lo spirito costruttivo e la lealtà
manifestati".
Oltre al voto di Pdl, Lega e Fli,
il governo ha incassato anche quello dell'Union Valdotaine, del MpA. No
da Pd, Idv, Alleanza per l’Italia e Udc. Astenuta la Sudtiroler Volkspartei.
(aise)
LA
CAMERA VOTA LA FIDUCIA AL GOVERNO BERLUSCONI ROMA\ aise\ - Con 342 sì,
275 no e 3 astenuti (10 i deputati assenti), la Camera ha votato pochi
minuti fa la fiducia al Governo Berlusconi. Termina così una giornata
lunghissima, iniziata con il discorso del Premier questa mattina (vedi
Aise di oggi h.12.25) e proseguita con gli interventi degli esponenti dei
diversi partiti. Alla fine i deputati di Futuro e Libertà hanno
votato quasi tutti la fiducia. Tra i "no" quello dell’ex ministro per gli
italiani nel mondo Mirko Tremaglia. (aise)
DIREZIONE
PD: APPROVATA LA RELAZIONE DI BERSANI (NoveColonne
ATG) - Roma, Martedì 28 Settembre 2010 - Si è conclusa con
l’approvazione della relazione del segretario Pier Luigi Bersani la direzione
nazionale del Pd. Su 206 partecipanti al voto, in 32 si sono astenuti (a
quanto si apprende i veltroniani, gli uomini vicini a Fioroni e quelli
dell’area Marino) e nessuno ha votato contro. Hanno votato a favore i membri
dell’area di Dario Franceschini e Piero Fassino. Nel suo intervento alla
direzione nazionale Bersani ha bollato come “un errore” il documento dei
75 e definito il Pd “l’unica speranza credibile di un’alternativa per il
Paese”. Il documento è stato un errore, spiega Bersani, perché
si è “prestato a immaginarci come un partito senza bussola in un
momento in cui le difficoltà sono nella destra” ma il segretario
ha comunque usato toni concilianti dichiarando di pensare ad “un partito
dove il dibattito sia sincero e libero nei nostri organismi e nelle diverse
iniziative promosse”. Forse proprio lo stile scelto da Bersani per il suo
intervento ha alla fine convinto i veltroniani ad astenersi sulla sua relazione
e a confermarlo è stato lo stesso Veltroni: “Abbiamo colto positivamente
nella relazione di Bersani gli elementi che accolgono problemi e ansie
nostre” e “tutti insieme possiamo fare un Pd più forte” ha affermato.
Anche Dario Franceschini ha scelto una linea morbida nel suo intervento
chiamando il partito all’unità e alla “lealtà nei confronti
del segretario”.“Dobbiamo scegliere la stessa strada” ha dichiarato. Di
tono diverso le dichiarazioni di Anna Finocchiaro, che al termine della
direzione definisce “uno sbaglio” il documento dei 75, che ha “creato un
disagio non solo nel gruppo dirigente ma nel partito, abbiamo dimostrato
di non essere all'altezza”. Nel suo intervento la Finocchiaro si è
rivolta direttamente a Walter Veltroni che ha “rotto la grammatica tra
di noi perché abbiamo avuto un coordinamento per discutere e un’assemblea
del gruppo, il documento non è stato discusso ma sono state chieste
le firme”.
LA
VIDEO DICHIARAZIONE DI GIANFRANCO FINI
FINI
A MIRABELLO: IL PDL NON ESISTE PIÙ (NoveColonne ATG) Ferrara -
“Il Pdl non esiste più” perché è un’esperienza “bella,
affascinante ma che non si è realizzata”. Lo ha detto Gianfranco
Fini nel corso del suo intervento, durato circa un’ora e mezza, che ha
chiuso a Mirabello la Festa Tricolore. Il presidente della Camera chiude
le porte a un rientro nel Pdl: “Non accadrà che Fli rientri in qualcosa
che non c’è. Non si rientra in ciò che non c’è ma
si va avanti con le nostre idee, il nostro impegno e la nostra elaborazione
politica”. Oggi, per lui il Pdl è in realtà “Forza Italia
che si è allargata con qualche colonnello e capitano che ha cambiato
generale e che forse lo cambierebbe ancora se ce ne fosse la necessità”,
mentre “Fli non è An alla sedicesima ma lo spirito autentico del
Pdl, il tentativo difficile ma doveroso di non disperdere quel sogno”.
Fini afferma che il Pdl “così come lo avevamo concepito e voluto
in qualche modo è finito il 29 luglio”, quando cioè “l’ufficio
politico del Pdl, dopo una riunione di due ore e in mia assenza, ha di
fatto decretato la mia espulsione”. “Non c’è stata alcuna fuoriuscita,
scissione, atteggiamento distruttivo verso il Pdl: c’è stata di
fatto la mia estromissione dal partito che avevo contribuito a fondare”.
Un atto che il presidente della Camera considera “fosse ispirato dal quel
libro nero del comunismo che ci fu consegnato al momento della nascita
di An. Solo nel peggior stalinismo – aggiunge – si può essere messi
alla porta senza alcun diritto di contraddittorio”. L’addio definitivo
al Pdl non significa però “fine della maggioranza e nuove elezioni
perché daremo vita a quello che è stato chiamato un patto
di legislatura”. Quindi “ si va avanti senza cambi di campo, ribaltoni
o ribaltini” ma “secondo il programma”. Fini assicura che l’obiettivo di
Fli “non è remare contro ma vuole far andare il governo più
veloce” nel percorso delle riforme necessarie per il Paese.
LA
FIGURACCIA On.
Marco Zacchera - Il Punto - Sat 8/14/2010 - Penso che milioni di elettori
del PDL siano veramente preoccupati e delusi per la piega che hanno preso
gli avvenimenti dopo la nascita del gruppo autonomo di parlamentari “finiani”
e le cronache “rosa” di ogni giorno. In me la delusione è grande,
cocente: non si imbrogliano gli elettori, non si costituisce un partito
per poi far marcia indietro, non si usano in questo modo i fondi di AN
e non è giusto distruggere così la credibilità umana,
politica, personale che cresce in anni di militanza, di sacrificio, di
impegno.
Per quanto possano essere motivate
delle critiche alla conduzione del PDL, MAI si lascia il campo e ci si
mette in proprio così, oltretutto travolti da una montagna di fango.
Se ne rendono conto i “consiglieri” di Fini che per giocare alla propria
visibilità e sublimare il proprio insaziabile “ego” hanno umiliato
e distrutto un mondo umano che in 60 anni – di cui 45 di emarginazione
- aveva superato le prove più dure? Sono indignato per tutto questo,
preoccupato per il periodo buio che rischia di vivere la politica nel nostro
paese. Prendo atto che questa gente sta facendo solo il gioco della Lega
Nord e dell’opposizione, con cui peraltro un paio di “neo-big” dell’area
di Fini sostengono si debba andare d’accordo, fosse anche guidata da Niky
Vendola.
Per me – che tutte queste persone
le conosce da tanti anni e quindi ne sa anche i molti limiti personali
– si sono semplicemente bevuti il cervello, sono fuori dalla realtà
e se si andrà alle elezioni il voto lo dimostrerà.
Mi auguro solo che queste vicende aprano gli occhi a chi in buona fede
e tra molti dubbi aveva scelto la strada finiana, con l’augurio che TUTTI
capiscano che il momento è difficile, che è sciocco insultarsi
a vicenda mentre sarebbe logico un minimo di riflessione e di silenzio
teso al recupero di valori condivisibili. E ciascuno si assuma le proprie
responsabilità, politiche e personali.
DI
BIAGIO : L’ADESIONE A FUTURO E LIBERTA’ SCELTA DI LUCIDITA’ POLITICA E
OPPORTUNITA’ PER GLI ITALIANI NEL MONDO ROMA\
aise\ 02/08/2010 - “E’ sotto gli occhi di tutti il fenomeno della
affannata rincorsa alla notizia, alla dichiarazione strappata dai denti
dell’interlocutore, delle analisi abbozzate anche da chi ha davvero poco
familiarità con la politica. Anche questo è figlio di questa
stagione di cambiamento che ci apprestiamo a vivere. Anche sul fronte degli
italiani nel Mondo.” Così inizia la nota con cui l’on. Aldo Di Biagio,
responsabile per gli italiani all’estero del PDL, spiega oggi la sua scelta
di aderire al gruppo parlamentare “Futuro e Libertà”.
“Si può rimanere esterrefatti”
scrive Di Biagio “dalla vivacità che la rimodulazione parlamentare
del PdL ha scatenato, ma io ritengo che questo turbinio di posizioni possa
solo fare del bene a chi credeva nel cambiamento e a chi si aspettava da
tempo argomenti validi su cui discutere.
Ecco in questo modo può essere
inquadrata la svolta di Futuro e Libertà per L’Italia, un’occasione
per rimettere al centro le priorità del cittadino liberale e democratico,
senza perdere di vista i progetti consolidati e rafforzati nel tempo.
Al di là delle riflessioni
abbozzate da analisti di terz’ordine o da chi approfitta del momento per
sciacallaggi o per dare forza a rancori personali, anche, e direi soprattutto,
per il mondo dell’emigrazione italiana questa nuova riorganizzazione politico-ideologica
può rappresentare un’occasione per riorientare nuove attenzione
e nuove progettualità su frontiere lasciate per troppo tempo scoperte.
Sorrido all’idea che qualcuno si
ostini ancora ad additare scelte politiche di questo tipo come causa di
tutti i mali per gli italiani nel Mondo. Penso alle tante dichiarazioni
lanciate alla stampa in queste ultime settimane da referenti del tutto
insignificanti che cercano – non trovandolo – il loro momento patetico
di gloria attaccando con argomentazioni prive di significati politico-grammaticali,
il sottoscritto.
Affermazioni che denotano una chiara
mancanza di argomenti e che rivelano una scarsa lucidità politica,
di cui forse molti autorevoli interlocutori del settore sono sempre stati
sprovvisti.
Di contro in questo momento le nostre
comunità nel Mondo hanno davvero bisogno di lucidità e lungimiranza
politica. E sono certo che non mancano gli adeguati fermenti.
Siamo alla vigilia di una stagione
di intensità politica, un momento storico in cui sarà possibile
rivedere la bussola dell’azione di Governo, dirottando l’attenzione lì
dove sembra essere mancata per troppo tempo.
Credo che sia arrivato il momento
di abbandonare i predicatori del vuoto, o abbozzati politicanti e dedicarsi
completamente alle progettualità serie ed edificanti che possono
trovare spazio soltanto in un percorso di rinnovamento programmatico.”
“Le parole” conclude Di Biagio “lasciano
il tempo che trovano. I progetti sono quelli che contano, e fino ad ora
gli “adorabili parlatori d’oltre confine” non sembra che ne abbiano mai
abbozzato uno. Questo aspetto da solo basta a legittimare il desiderio
di cambiamento. E in questa nuova prospettiva politica è possibile
crederci realmente.”. (aise)
Rottura
tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi: dichiarazioni alla stampa del
Presidente della Camera dei Deputati - 30 luglio 2010
FINI:
BERLUSCONI ILLIBERALE, A GOVERNO SOSTEGNO CONDIZIONATO (NoveColonne ATG) Roma, 27 luglio
2010 - “Una brutta pagina per il centrodestra e, in generale, per la politica
italiana. Ma ciò non ci impedirà di preservare i valori autenticamente
liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un futuro di
libertà per l'Italia”. Gianfranco Fini conclude con queste parole,
le stesse che daranno il nome al suo nuovo gruppo parlamentare, l’attesissima
conferenza stampa convocata per replicare al duro documento di censura
approvato ieri dall’ufficio di presidenza del Pdl. Parla per pochi minuti
Fini, di fronte alla foltissima platea di giornalisti accorsi all’hotel
Minevra di Roma, dove trovano posto anche molti dei deputati e senatori,
alcuni evidentemente emozionati, che hanno deciso di seguire l'ex leader
di An dopo il divorzio con Berlusconi. Parla poco Fini, ma scandisce parole
pesanti come pietre tombali collocate al di sopra di un sodalizio politico
che, fra alti e bassi, aveva comunque retto 16 anni. “In due ore - esordisce
il presidente della Camera - e senza la possibilità di esprimere
le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito
a fondare perché ritenuto colpevole, e leggo dal documento approvato,
di stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del governo,
di critica demolitoria alle decisioni del partito, di attacco sistematico
al ruolo della figura del premier. Inoltre avrei costantemente formulato
orientamento e persino, pensate che misfatto, proposte di legge che confliggono
con il programma elettorale”. Rispetto alla richiesta di dimissioni dalla
presidenza della Camera Fini è ancora più duro: “La concezione
non propriamente liberale della democrazia che l'onorevole Berlusconi dimostra
di avere emerge dall'invito a dimettermi perché, sempre parole del
documento, allo stato è venuta meno la fiducia del Pdl nei confronti
del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza
che ha vinto le elezioni. Ovviamente - chiarisce Fini - non darò
le dimissioni perché è a tutti noto che il presidente deve
garantire il regolamento e l'imparziale conduzione dell'attività
della Camera, non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto.
Sostenerlo - è l’altro affondo dell’ex leader di An - dimostra una
logica aziendale modello amministratore delegato-consiglio d'amministrazione,
che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni”. Dopo
aver risposto alle parole del presidente del Consiglio, Fini ringrazia
i cittadini che gli hanno manifestato solidarietà, invitandolo a
continuare il suo impegno politico nella difesa “di valori irrinunciabili
quali l’amor di patria, la coesione nazionale, la giustizia sociale e la
legalità. Legalità - torna a scandire - intesa nel senso
più pieno del termine, cioè lotta al crimine, come meritoriamente
sta facendo il governo, ma anche legalità intesa come etica pubblica,
senso dello Stato e rispetto delle regole. E’ un impegno che avverto come
preciso dovere anche per onorare il patto con quei milioni di elettori
del Pdl onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non
capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo
spesso pretesa di impunità”. In conclusione di conferenza stampa
Fini anticipa il sostegno condizionato che i neonati gruppi parlamentari
alla Camera e al Senato, chiamati “Futuro e libertà per l'Italia”,
terranno nei confronti dell’esecutivo: “Ringrazio i parlamentari del Popolo
della libertà - ha detto - che nelle prossime ore daranno vita a
iniziative per esprimere la loro protesta per quanto deciso dal vertice
del partito. Sono donne e uomini liberi - ha sottolineato - che sosterranno
lealmente il governo ogni qual volta agirà davvero nel solco del
programma elettorale e che non esiteranno a contrastare scelte dell'esecutivo
ritenute ingiuste o lesive dell'interesse generale”.
BERLUSCONI
E FINI DIVORZIANO E’ FINITA LA COABITAZIONE NEL PDL (NoveColonne ATG) Roma, 27 luglio
2010 - Berlusconi e Fini litigano, il premier ‘caccia’ il cofondatore del
Popolo della Libertà, il partito si spacca, in Parlamento è
bufera e già si sprecano le previsioni sul futuro prossimo e meno
prossimo del governo: appoggio esterno dei finiani, nascita di nuovi gruppi
parlamentari alla Camera e al Senato, elezioni anticipate sono solo alcune
delle ipotesi. Tutto questo, perlomeno, è quanto riportano i quotidiani
all’indomani del burrascoso ufficio di presidenza del Pdl. Ma la stampa,
si sa, a volte la vede a modo suo. Così Palazzo Chigi si è
affrettato a puntualizzare che le frasi di Berlusconi su Fini sono frutto
di libere interpretazioni giornalistiche. “Predomina ssu molti quotidiani
il festival delle ricostruzioni di pura, scatenata, libera fantasia. Neanche
una dettagliata conferenza stampa a tarda ora è bastata a placare
l’attribuzione di frasi virgolettate che il presidente Berlusconi nei confronti
di tutti e di tutto non ha mai pronunciato” si legge in una nota diramata
da Palazzo Chigi, riguardo le questioni interne al Popolo della Libertà.
E mentre un battitore libero del centrodestra come Giuliano Ferrara spiega
che la decisione di Silvio Berlusconi di usare il pugno duro contro Gianfranco
Fini e i suoi fedelissimi “è un errore” perché “Berlusconi
pagherà un prezzo notevole perché è brutta l’immagine
di un leader politico che caccia una persona che dice di pensarla in modo
diverso da lui e di voler continuare a collaborare lealmente dentro lo
stesso partito” e racconta al Corriere della Sera che “io gli ho sempre
consigliato di non rompere perché pagherà un prezzo troppo
alto”, i giornali vicini ai due duellanti si schierano ovviamente nella
parte di campo a loro più congeniale. Così per il Giornale,
come da vignetta, Berlusconi può finalmente festeggiare lo strappo
stappando champagne (dove il tappo ha le fattezze dello scomodo Fini, scaraventato
il più lontano possibile), con Vittorio Feltri che nell’editoriale
assicura che “il governo non cadrà” e che “l’incidente politico
è talmente grave da scoraggiare una visione ottimistica del futuro
di Fini e dei suoi più accaniti sostenitori” i quali “con la testa
e con il voto staranno con Berlusconi”. Non la pensa così ovviamente
il Secolo, più vicino al presidente della Camera, secondo cui, altro
che ritrovata armonia, “Berlusconi rompe il Pdl”. L’editoriale di Benedetto
Della Vedova sottolinea infatti che cacciando Fini “si finisce per cacciare
la politica dal partito”. La dipartita di Fini, prosegue Della Vedova,
rappresenta “il fallimento di un partito che, per mettere ordine nel dibattito
politico interno, non trova di meglio che riesumare la disciplina del centralismo
democratico".
LA
CRISI SECONDO SANTORO dell'On. Marco Zacchera C’è la crisi, gente, ed è
quindi giusto per tutti tirare la cinghia: stipendi, pensioni, evasori...ce
n’è per tutti tranne che per Michele Santoro, il perseguitato politico
italiano n.1, quello che la bieca censura congiunta plutoberlusconianfascista
vuole – cattivi! – estromettere da Rai 2.
Vili mascalzoni che lo ridurranno
alla mendicità con figli esuli a carico! Inaudito colpire proprio
lui, che – protestando - giustamente adesso replica e se la prende con
tutti. Ne fanno le spese nei suoi show televisivi (visto che tanto parla
sempre solo lui) non solo i predetti berlusconianfascisti, ma anche con
i “compagni” della sinistra che – ingrati! - non ne riconoscono le sue
doti eccelse di imparzialità, correttezza, alto senso del dovere,
dello spirito di sacrificio e sprezzo del pericolo.
Pronto ad abbandonare i compagni
di lotta (e di ex governo) per non tradirli durante il prossimo periodo
di clandestinità, Michele Santoro ce l’ha con tutti, spara ad alzo
zero e giustamente dall’ultimo baluardo libero dell’etere del servizio
pubblico (pubblico?!) lancia il suo appello per la difesa della democrazia
e della libertà, prima che gli stacchino il microfono e lui non
possa lanciare più il suo alto appello democratico, libero, austero.
Bravo, Michele, avanti così:
tra compagni non deve esserci il richiamo del vile denaro, ma solo dell’Ideale.
“Proletari di tutto il mondo, unitevi!” e tu d'altronde giustamente sostenevi
a Samarcanda “ Noi siamo fatti così: facciamo le file, abbiamo macchine
sfigate, andiamo a far la spesa ai supermercati, prendiamo la metropolitana.”
Bravo Michele: le battaglie si fanno per lotta e per amore, disinteressatamente,
non certo per bassi motivi economici.
Apriamo quindi una sottoscrizione
per Michele Santoro che verrà cacciato dai cattivoni di Mamma Rai
senza un soldo in tasca, come un barbone, prossimamente costretto a chiedere
la carità e a cenare alla mensa dei poveri.
PS: Per la sua buonuscita (la terza!)
il buon Santoro riceverà quindi “solo” tra i 2,5 e i 2,7 milioni
di euro. Inoltre “La Rai continuerà ad avvalersi di Santoro
che in questo modo avrà la possibilità di sperimentare nuovi
generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso
professionale, mentre la sua prossima collaborazione con la Rai è
valutata in tre anni in altri 7 milioni di euro, in cambio di sette o otto
docu-fiction.” (tratto letterale dal Corriere della Sera). Insomma: circa
10 milioni di euro (20 miliardi!!) che Santoro prenderà come
buonuscita ed immediato reingresso per poter tornare a rimbambirci con
altre puntate dei suoi impareggiabili e soprattutto obbiettivi programmi.
Milioni di euro che restano tutti a carico del “servizio pubblico” e quindi
degli italiani obbligati a pagare il canone RAI.
W la coerenza, alla faccia della
crisi e dei contenimenti di spesa!
Regionali
2010, La vittoria è di Silvio Berlusconi - di Ricky Filosa Tue,
30 Mar 2010 - Italia Chiama Italia - ...Candidati fortissimi, quindi, è
vero; ma la vittoria del centrodestra in queste regionali è di Silvio
Berlusconi: il premier nelle ultime settimane si è speso con
la solita determinazione per il partito, mettendoci la faccia, sostenendo
i candidati del PdL nelle varie regioni. E' andato in tv, sui giornali,
alla radio: non ha trascurato nemmeno il web o gli sms ai cellulari, pur
di raggiungere più persone possibili.
E' Silvio Berlusconi che ha guidato
la rimonta, galvanizzando i suoi a Piazza san Giovanni, scuotendoli contro
lo spettro dell'astensionismo. Il popolo del centrodestra lo ha ascoltato,
ancora una volta. E si è compattato dinanzi agli ostacoli.
Ora ci aspettano tre anni per poter
lavorare con relativa tranquillità, lontani da appuntamenti elettorali
(a parte Milano nel 2011). Da qui al 2013 si dovrà fare in modo
di portare a casa le riforme che il governo promette da tempo. Berlusconi
dovrà impegnarsi molto per mantenere coesa la sua coalizione e per
sfuggire alle trappole del partito del no, che rema contro il Paese. LEGGI
Regionali:
il centrosinistra perde quattro regioni al centrodestra REGIONALI, FINISCE CON UN 7-6 AL
NORD STRARIPA LA LEGA
(Nove Colonne ATG) Roma - Alla fine
è sette a sei per il centrosinistra, che però partiva da
un decisamente più favorevole 11-2: il centrodestra, inoltre,
conquista le regioni più grandi e popolose. La Lega ‘straripa’
al Nord sopravanzando il Pdl in Veneto. La sinistra mantiene la
Liguria e i suoi ‘feudi’ dell’Italia centrale (Toscana, Emilia Romagna,
Marche, Umbria). L’astensionismo (la percentuale di votanti è stata
del 64.21% mentre quella delle elezioni regionali precedenti era del 72.01%),
a differenza di quanto accaduto nelle elezioni regionali francesi, non
penalizza i partiti di governo: il centrodestra conquista al fotofinish
il Lazio – nonostante l’assenza della lista del Pdl a Roma e provincia
– e il Piemonte, strappando anche Campania e Calabria al centrosinistra,
che invece conferma la Puglia e la Basilicata. Per quanto concerne il dato
nazionale dei partiti, il Pdl si conferma la prima forza con il 26,78%
(in calo rispetto al 32,3% delle Europee del 2009, ma bisogna tener conto
dell’assenza della lista a Roma e provincia). Il Pd, con il 26,10% si mantiene
sostanzialmente stabile rispetto alle Europee, come l’Idv con il 7,27%
(che però cresce notevolmente rispetto alle precedenti elezioni
regionali del 2005, quando prese l’1,5%). La Lega avanza con il 12,28%,
rispetto all’11,3% delle Europee. Tiene l’Udc con il 5,57% contro il 5,8%
di cinque anni fa. Non sfondano le sinistre, nonostante il successo di
Vendola in Puglia, con Sinistra Ecologia e Libertà che prende il
3,03%, mentre la Federazione della Sinistra si ferma al 2,74%: queste forze
rappresentavano complessivamente nelle regionali del 2005 l’8,3% dei voti.
DAL
SEN. FIRRARELLO (PDL) UN DDL PER MODIFICARE LA LEGGE TREMAGLIA ED ELIMINARE
IL VOTO PER CORRISPONDENZA ROMA\
aise\01/03/2010 - Mercoledì prossimo, 3 marzo, Giuseppe Firrarello,
senatore del Pdl e presidente del Comitato per le questioni degli italiani
all’estero del Senato, presenterà il disegno di legge "Modifiche
alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di voto da parte dei cittadini
italiani residenti all’estero" che, all’art.1, prevede che gli elettori
votino presso le sezioni elettorali appositamente istituite nei rispettivi
Paesi e non più per corrispondenza. Ad annunciarlo è lo stesso
senatore che, all’indomani delle polemiche che hanno investito la Legge
Tremaglia dopo l’esplosione del caso-Di Girolamo, sottolinea che "la situazione
esistente non è più tollerabile per le previste modalità
di espressione di voto, che mettono in discussione anche la stessa rappresentatività
dei parlamentari eletti all’estero".
Firrarello, quindi, ricorda che anche
in merito alla riforma di Comites e Cgie ha presentato un emendamento per
eliminare, anche qui, il voto per corrispondenza, in questo caso per l’elezione
dei Comites. "Per conferire certezza e trasparenza – sottolinea il senatore
– è necessario che gli elettori votino presso le sezioni elettorali
istituite nel territorio dei relativi paesi. L’emendamento da me proposto
prevede che le sezioni siano istituite presso i consolati d’Italia, i consolati
onorari, le agenzie consolari e in altri luoghi idonei alle operazioni
di voto che possono essere presidiati da funzionari del Ministero degli
Affari Esteri e di altre Amministrazioni dello Stato italiano". odalità,
queste, inserite anche nel ddl che verrà presentato mercoledì.
"Anche dopo un incontro avuto nel
settembre scorso con una delegazione di italiani residenti all’estero –
ricorda Firrarello – mi ero reso conto che è necessario abolire
il voto per corrispondenza, che ha provocato dubbi, illazioni e polemiche
che hanno caratterizzato le ultime due consultazioni politiche, assicurando
le stesse modalità di voto previste per i residenti in Italia".
VOTO
ESTERO: TREMAGLIA, UNA PAZZIA CANCELLARE LA LEGGE (AGI) – Roma, 26 febbraio 2010 -
Cancellare la legge per il voto degli Italiani all’estero, dopo il caso
Di Girolamo?
“Una pazzia”, dice Mirko Tremaglia,
ex Ministro per gli Italiani nel Mondo e ‘padre’ della legge che ha consentito
a 4 milioni di Italiani all’estero di eleggere loro rappresentanti al Parlamento
italiano.
“Sarebbe una vergogna, un vero harakiri
– insiste Tremaglia – un modo per rendere l’Italia meno forte nel mondo
dal punto di vista politico ed economico. I cittadini di origine italiana
nei cinque continenti sono 60 milioni e 395 i parlamentari di origine italiana
eletti in vari paesi, una ricchezza incommensurabile, che il caso Di Girolamo
non può cancellare”.
L’anziano leader dei Comitati Tricolori
precisa: “Certo possono essere adottati accorgimenti per rendere effettivamente
segreto il coto e la strada giusta è quella di istituire dei seggi
elettorali, come sul territorio nazionale, nelle Ambasciate, nei Consolati,
nelle scuole e negli Istituti di Cultura Italiani … Ripeto, l’importante
è garantire la segretezza del voto.
Ma forse è la partitocrazia
a non volere questo e a voler colpire lo sviluppo italiano nel mondo”.
Quanto a Di Girolamo, Tremaglia non
ha dubbi: “Io mi ero opposto alla sua candidatura e poi non dobbiamo dimenticare
che la giunta delle elezioni del Senato aveva già deciso per la
sua decadenza, ma poi in aula con una furbata si è deciso di non
decidere e la cosa è rimasta ferma lì. Solleverò –
conclude più battagliero che mai – quello che è un problema
costituzionale direttamente con il Presidente della Repubblica …”
Facendo seguito alla intervista rilasciata
alla Agenzia AGI, Tremaglia intende precisare che il Di Girolamo non è
mai stato proclamato Senatore, ma ha percepito ugualmente lo stipendio
mensile da Senatore.
DI
GIROLAMO SI E' DIMESSO DA SENATORE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (GRTV) 1 marzo 2010 – Ampiamente
previste e attese, infine le dimissioni di Nicola Di Girolamo sono arrivate.
Il senatore del Pdl travolto dall'inchiesta sul riciclaggio e accusato
di essere stato eletto nella circoscrizione esteri con i voti della 'Ndrangheta,
ha comunicato la sua decisione con una lettera al presidente del Senato
Renato Schifani.
Nel frattempo a Palazzo Madama, una
mozione presentata dal Pdl chiede che venga ripresa in Aula “la discussione
sulla decadenza del senatore Di Girolamo”. Nel testo predisposto dal Popolo
della Libertà si fa riferimento al “tempo trascorso dalla deliberazione
con la quale si era sospeso l'esame della proposta di decadenza. Oggi infatti
si può inquadrare in una prospettiva diversa l'intera vicenda, senza
attendere l'esito di un procedimento penale che nel frattempo è
diventato più complesso. Il prestigio del Senato si difende meglio
quando si ha un quadro completo dei fatti”.
Caso
Di Girolamo - COMUNICATO STAMPA dell'On. Mirko Tremaglia 24 febbraio 2010 - Di fronte
ai fatti gravissimi di oggi che colpiscono penalmente Nicola Di Girolamo,
Mirko
Tremaglia e il CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo
- chiedono che il Senato venga chiamato immediatamente ad esaminare la
decisione del 20 ottobre 2008 della Giunta delle Elezioni del Senato che
approvava la proposta di annullamento dell’elezione del Senatore Nicola
Di Girolamo e che nella seduta del 29 gennaio 2009 il Senato stesso aveva
sospeso.
Nicola Di Girolamo ha falsamente
rappresentato la sua residenza in Belgio, ingannando nelle elezioni decine
di migliaia di elettori, come è apparso inequivocabilmente davanti
alla Giunta delle Elezioni del Senato che in data 20 ottobre 2008 ha ordinato
l’annullamento della sua elezione, rispettando così la nostra Costituzione.
L’intera vicenda della elezione al
Senato di Nicola Di Girolamo costituisce un vulnus che colpisce la legalità
e la costruzione istituzionale per la quale si è lottato 40 anni
in nome degli Italiani residenti all’estero. La scelta di riservare loro
il diritto di elettorato sia attivo che passivo è stata ampiamente
valutata e condivisa dalla maggioranza del Parlamento ed è stata
garantita dai nuovi articolo della Costituzione. LEGGI
A scrivere è Francesca Toscano,
che sul caso Di Girolamo ha sentito per Italiachiamaitalia.com, portale
d'informazione diretto da Ricky Filosa, alcuni dei parlamentari eletti
dagli italiani nel mondo.
"Già nel giugno del 2008 erano
stati chiesti gli arresti domiciliari per il senatore Pdl per presunte
irregolarità nel voto all'estero, creando spaccature all’interno
dello stesso PDL e attriti con gli altri deputati eletti all’estero.
Ora a pesare sulla posizione dell’avvocato romano è “l'aggravante
mafiosa''.
Italia chiama Italia ha chiesto ad
alcuni dei deputati eletti all’estero di commentare la notizia. Tutti cauti
nell’esprimere giudizi su “un caso ancora da verificare” e nel richiedere
le dimissioni del Senatore Di Girolamo. Ad eccezione dell’onorevole del
PD Laura Garavini, per la quale la fonte – la procura antimafia - è
attendibile. “Mi auguro che vorrà trarne le conseguenze dimettendosi
e restituendo il suo mandato” ha detto la deputata che ha vissuto in Germania,
paese dove secondo le indagini risultano i brogli elettorali di cui Di
Girolamo è accusato.
BERARDI
(PDL): UNA PROPOSTA DI LEGGE PER RESTITUIRE LA CITTADINANZA ITALIANA A
CHI L'HA PERSA ROMA\
aise\ 04/02/2010 - Restituire ai connazionali emigrati all’estero
che hanno perso la cittadinanza italiana e ai loro discendenti entro il
quarto grado la possibilità di riacquistarla. Lo chiede Amato Berardi,
deputato Pdl eletto in Nord America, nella sua proposta di legge.
"Il Rapporto Italiani nel Mondo 2009
della Fondazione Migrantes conferma che il numero degli italiani nel mondo,
oggi circa 4 milioni, è in crescita rispetto al 2008 sia per le
partenze che per aumento interno delle collettività", spiega Berardi.
"Molti di loro hanno perduto la cittadinanza italiana, non per aver espresso
rinuncia formale né davanti all’autorità consolare italiana
nei Paesi di residenza, né davanti ad altra autorità, ma
soltanto perché non sono stati tempestivamente informati dell’entrata
in vigore della legge del 5 febbraio 1992, n.91, recante: Nuove norme sulla
cittadinanza".
"Gli italiani all’estero", continua
Berardi, "oltre a produrre capitali, rappresentano un prezioso strumento
di diffusione del made in Italy nel mondo nei settori più diversi
(alimentare, abbigliamento, artistico, culturale, etc.). Si tratta inoltre
di persone che quotidianamente devono affrontare molte difficoltà
per l’inserimento in Paesi stranieri". Con la sua proposta di legge, dunque,
"composta di un articolo unico", il deputato del PdL intende "colmare un
vuoto normativo inaccettabile".
"Con estremo piacere intendo portare
a conoscenza che la proposta di legge da me presentata è stata sottoscritta
dai colleghi parlamentari bipartisan", conclude Berardi, "e questo avvalora
ancor più la forte e costante volontà di difendere i diritti
dei cittadini italiani residenti all’estero". (aise)
FILOSA
(PDL RD) SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO: UNA VITTORIA DELL'ITALIA ROMA\
aise\ 04/02/2010 -
"La Camera dei Deputati ha approvato ieri la proposta di legge sul legittimo
impedimento per il presidente del Consiglio e per i ministri a comparire
in udienza nei processi penali per i prossimi 18 mesi. La sinistra suona
l'allarme, ma la verità è che il provvedimento è cosa
buona e giusta: è sacrosanto, infatti, proteggere il premier e i
suoi ministri da qualsiasi interferenza esterna che possa impedire loro
di svolgere in pieno le proprie funzioni". È quanto dichiara in
una nota Ermanno Filosa, nuovo coordinatore del PdL per la Repubblica Dominicana
e i Caraibi.
"Non può essere un gruppo
di giudici estremamente politicizzati a decidere le sorti del Paese", commenta
Filosa secondo cui "Silvio Berlusconi è legittimato a governare
dal voto massiccio degli italiani, che lo hanno scelto per guidare l'Italia,
perché solo in lui vedono la capacità di gestire lo Stato
in maniera funzionale, moderna, trasparente".
"Il Cavaliere", sostiene il coordinatore
del PdL, "nonostante tutti gli attacchi subiti in questi mesi e anni da
parte dell'opposizione, da parte di una certa magistratura e da parte di
una stampa "iniqua" - così come l'ha descritta lo stesso presidente
Berlusconi -, è ancora saldo in sella. Se ne facciano una ragione
tutti i suoi detrattori; se ne faccia una ragione l'on. Antonio Di Pietro,
che farebbe meglio a pensare alle polemiche di questi giorni che lo riguardano
molto da vicino". Proprio Di Pietro, secondo Filosa, rappresenta il "peggio"
della politica italiana: "un uomo coerente nella sua incoerenza, che in
Parlamento e sulle agenzie di stampa, così come nei salotti televisivi
a cui partecipa, sa solo sputare veleno contro Silvio Berlusconi e il suo
governo".
"Gli italiani", continua l'esponente
del PdL, "sono stanchi di vedere che iniziative giudiziarie molto spesso
strumentali si intromettono nell'agenda del Governo con l'obiettivo di
condizionarne i lavori. Il sì della Camera al legittimo impedimento,
provvedimento che ora passerà al Senato, non è la vittoria
del centrodestra, ma è la vittoria dell'Italia. Il nostro Paese",
conclude Filosa, "una volta che il provvedimento sarà legge, non
dovrà più temere ogni volta di ricominciare dall'inizio,
a causa di qualche toga rossa che l'ha giurata a Silvio Berlusconi". (aise)
IL
CIRCOLO PD DI NEW YORK SCRIVE A BERSANI: È ORA DI SVEGLIARSI NEW YORK\ aise\ 26/01/2010 - "Caro
Bersani, indirizziamo questa lettera a te, ma anche a tutta la dirigenza
nazionale del Partito Democratico, per esprimere una profonda insoddisfazione.
Apparteniamo al popolo delle primarie che lo scorso ottobre ha votato per
il rilanciare il progetto di partito nuovo. Molti di noi hanno partecipato
alla sua nascita e fatto campagna elettorale per eleggere i nostri rappresentanti
dall’estero al Senato e alla Camera. Vivendo fuori d’Italia, ma restando
impegnati in politica, ci troviamo in un osservatorio privilegiato per
guardare e valutare le vicende del PD e del paese. E quel che vediamo è
seriemente preoccupante". Inizia così la lettera che il Circolo
del Pd di New York ha inviato nei giorni scorsi al segretario Pierluigi
Bersani per lamentare il fatto che "a tre mesi dall’elezione della nuova
dirigenza, quel partito nel quale crediamo e vogliamo partecipare – un
partito di opposizione al governo Berlusconi e difesa della Costituzione,
aperto e a vocazione maggioritaria – non dà segni di vita".
Per i democratici newyorkesi, "la
questione al centro sia dello Statuto che dell’idea originaria del PD –
la democrazia interna – è stata calpestata nella vicenda delle candidature
in Lazio e Puglia. Come tanti altri, ci sentiamo indignati per questa indifferenza
nei confronti degli iscritti. Forse la comprendiamo anche meglio di altri,
perché la sperimentiamo, vivendo all’estero, ad ogni tornata elettorale
quando il Partito ci chiede di far campagna, ma non ci consulta e non ci
ascolta".
"Quel che è più grave
– aggiungono – le recenti candidature regionali pongono altre domande.
Dov’è la vocazione maggioritaria di un partito che mette le alleanze
prima del suo progetto politico? Esiste un progetto politico? Su questioni
fondamentali che definiscono la pericolosa natura autoritaria di questo
governo, quali la privatizzazione di funzioni pubbliche e l’uso della sicurezza
per manipolare la xenofobia e indebolire la legalità, il Partito
non ha dimostrato fermezza morale e politica. Questo – ribadiscono – non
è il Partito al quale ci siamo iscritti. Chiediamo ai suoi vertici
di dimostrare che stanno lavorando nella direzione che ha animato il nostro
impegno fin dall’inizio. È ora di svegliarsi". (aise)